lunedì 4 marzo 2013

4 marzo 1943

C'è un omino piccolo così, che ha creato un universo di canzoni. Con un aspetto diverso e un fare singolare, ha portato parole e note ad anime sensibili e ad orecchie che hanno saputo ascoltare ed anche a chi non ha mai saputo farlo ripetendo a pappagallo parole che accompagnavano musiche simpatiche.
Con un semplice Ciao accompagnato da un balletto portava l'allegria mentre dipingeva un affresco che fotografava sulla stessa parete la vita e la morte, descriveva l'indifferenza. Oggi avrebbe compiuto settant'anni, per la maggior parte spesi ad essere, comunicare, esprimere, quindi vivere. Non si può dire che come molti altri sia stato sottovalutato e poi riscoperto solo quando era troppo tardi, ma si può dire che resta qualcuno che vale la pena di non dimenticare. 
Sono molte le canzoni di cui si potrebbe parlare, ma oggi è il 4 marzo e non si può ignorare questo pezzo. Il testo nasce dalla penna di Paola Pallottino e con il titolo Gesù Bambino, cambiato a causa della censura (insieme ad altri versi) con la data di nascita di Dalla, pur non essendo autobiografica. Come una vecchia foto descrive un pezzo di storia, attraverso la vita di un uomo nato da una ragazza che aveva quindici anni ed uno straniero che non ha mai conosciuto, perchè ammazzato subito dopo averlo concepito. Un giorno di guerra con la tregua di un amore appena nato e finito ancor prima di cominciare, ma che lascia il segno di una vita. Una vita difficile che viene raccontata semplicemente, senza inutili giri di parole, ma con una strofa per ogni avvenimento che la segna. A dividerle, un refrain geniale di violino.


L'incontro della ragazza con l'uomo che subito dopo muore in guerra

 Dice che era un bell'uomo 
e veniva, veniva dal mare
parlava un'altra lingua,
però sapeva amare
e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato
l'ora più dolce 
prima di essere ammazzato 



La vita della ragazza che da sola porta avanti la gravidanza con amore e poco denaro

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto
con l'unico vestito 
ogni giorno più corto
e benchè non sapesse il nome
e neppure il paese
mi aspettò come un dono d'amore 
fin dal primo mese


La sua giovane età che la rendeva inadeguata

Compiva 16 anni quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna,
le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva,
sapeva di mare
giocava a fare la donna 
con il bimbo da fasciare.


La brevità della sua vita, appena accennata

E forse fu per gioco 
o forse per amore
che mi volle chiamare 
come nostro Signore
Della sua breve vita 
è il ricordo più  grosso
è tutto in questo nome
che io mi porto addosso


 La storia è narrata in prima persona dal protagonista, chiamato Gesù Bambino probabilmente perchè metaforicamente anch'egli è cresciuto prevalentemente con sua madre ed aveva un rapporto molto stretto con la gente ed i posti più semplici.



E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.



Presentato a Sanremo nel '71, il brano è arrivato terzo e ha fatto il giro del mondo.


M.N.

Nessun commento:

Posta un commento